Ieri leggevo della contestazione al ministro Carrozza all’Università di Rende. E la contestazione strideva un po’ con il luogo. La scarsità delle risorse per l’università, al ricerca e il diritto allo studio dipendono anche dalle scelte scellerate di questi anni.
La prima delle politiche sbagliate è stata la delocalizzazione degli atenei in sedi decentrate accompagnate dal proliferare degli atenei stessi: tutto molto collegato a un localismo esasperato che ha prodotti sprechi e inefficienze, vedere anche sotto alla voce province o alla voce aeroporti. D’altra parte vige spesso l’assunto che non sei una città importante se non hai l’ente provinciale autonomo, la tua prefettura, il tuo aeroporto con 4 voli in croce e il tuo ateneo.
Una sede decentrata in una piccola città è utile nella misura in cui è integrata nell’economia e nel tessuto locale (ad esempio Ingegneria a Dalmine),viceversa gli effetti distorsivi che produce sono maggiori rispetto ai benefici. Invece di spendere soldi in personale, strutture e spostamenti quelle risorse potrebbero essere impiegate per rafforzare il sostegno economico agli studenti fuori sede, per attrarre studenti stranieri, per investire in ricerca. Università piccole e molto locali non sanno competere nemmeno a livello nazionale, altro che europeo o mondiale. E dire che l’integrazione tra territorio e università potrebbe generare anche effetti positivi, se ci fosse capacità strategica da parte degli enti locali di investire nella direzione di specializzarsi in nicchie di mercato e nelle eccellenze che il territorio può esprimere (Porter la chiamerebbe strategia di focalizzazione per ottenere vantaggio competitivo).
Anche sul diritto allo studio paghiamo anni di politiche sbagliate. Non soltanto si scontano gli effetti di un alta evasione (per cui i figli degli evasori hanno goduto di incentivi economici), ma anche criteri sbagliati di assegnazione delle borse di studio per i quali a volte bastava un terzo dei crediti conseguiti per ottenere la borsa di studio, come se metterci in proiezione 10-15 anni per terminare il corso degli studi fosse un merito da sostenere economicamente.
BENVENUTI!
Blog di Fabio Cuoppolo, 27 anni, che ha la pretesa, ogni tanto, di instillare qualche dubbio nei suoi pochi affezionatissimi lettori
martedì 22 ottobre 2013
mercoledì 7 agosto 2013
la vera sfida dell'authority
L’Authority dei trasporti sarà a Torino (al 99% manca solo l’approvazione della Camera, ma il decreto arriverà blindato) e può essere considerata una buona notizia, visto che di solito siamo a commentare gli “scippi” a Torino, che siano aziende, eventi, saloni….
La cosa più importante di cui occuparsi, dopo essere certi che la sede decentrata e non romanocentrica non porti costi e inefficienze, è però che l’ente di regolazione funzioni e che si occupi dei temi sul tavolo.
Non farsi condizionare dalle grandi aziende private del settore, garantire l’accesso a condizioni eque per tutte gli operatori alla rete infrastrutturale, assicurarsi della regolazione delle scadenze delle concessioni autostradali in funzione degli investimenti effettuati, accelerare sulle gare per i servizi ferroviari locali, garantire la qualità dei servi agli utenti per avere una concorrenza paritaria tra gli operatori, vigilare sui canoni di pedaggi e tariffe: sono queste le sfide che attendono l’Autorità, non tanto aver piantato la bandierina nella nostra città.
La cosa più importante di cui occuparsi, dopo essere certi che la sede decentrata e non romanocentrica non porti costi e inefficienze, è però che l’ente di regolazione funzioni e che si occupi dei temi sul tavolo.
Non farsi condizionare dalle grandi aziende private del settore, garantire l’accesso a condizioni eque per tutte gli operatori alla rete infrastrutturale, assicurarsi della regolazione delle scadenze delle concessioni autostradali in funzione degli investimenti effettuati, accelerare sulle gare per i servizi ferroviari locali, garantire la qualità dei servi agli utenti per avere una concorrenza paritaria tra gli operatori, vigilare sui canoni di pedaggi e tariffe: sono queste le sfide che attendono l’Autorità, non tanto aver piantato la bandierina nella nostra città.
martedì 6 agosto 2013
Il nuovo Friuli
Della legge sugli stadi se ne può (e si deve) farne a meno. Sono anni che si parla di una legge “sugli stadi”, al fine di agevolare il rinnovo degli impianti sportivi nelle nostre città e ormai sembra essersi arenata completamente, specialmente con la perdita della candidatura per Euro2012. Peraltro la fantomatica legge sugli stadi un risultato negativo l’aveva già ottenuto: ha rallentato, se non fermato, tutti i progetti, ancorchè preliminari o addirittura sulla carta, di ristrutturazioni/nuove realizzazioni di stadi. Molte società si sono fermate, aspettando una legge che consentisse più speculazioni edilizie clamorose attorno agli impianti sportivi, che attenzione agli stadi stessi. Procedure speciali (deroghe alle leggi urbanistiche con trasformazioni immediate in aree edificabili, diminuizione dei controlli, contributi speciali per pochi) per interessi privati.
Se la Juventus ha dimostrato anticipando tutti che è possibile investire in stadi nuovi senza nessuna legge speciale guadagnandoci lo stesso dal punto di vista sportivo ed economico (27 volte è stato registrato il tutto esaurito, museo con fatturato complessivo di 2 milioni di euro in 6 mesi sono solo alcuni dei dati positivi), merita particolare menzione il secondo grande progetto partito (cantieri al via quest’estate), quello dell’Udinese.
Qui si è partiti da una ristrutturazione dell’esistente, di fatto mantenendo la struttura caratteristica dello stadio (l’arco), riducendo la capienza (25130 da 41000) ma rivoluzionando sia il comfort, sia il concetto di impianto. Parliamo di 25000 posti tutti coperti, con la creazione di Skybox in Tribuna Ovest (a differenza di ora, dove i soli posti coperti sono quelli della Tribuna Ovest), che non si ha difficoltà a pensare che saranno quasi sempre esauriti: 25000 è la capienza giusta per una società che fa 15000 abbonati. Il campo (che sarà riscaldato) sarà avvicinato alle tribune di 11 metri (distanza tribuna ovest 5,5 mt dal campo, curve a 10mt) e saranno ricavati spazi per la fruizione anche extra evento calcistico dello stadio) senza ostacoli visivi; la sostenibilità sarà garantita dal mantenimento della struttura ipogea dello stadio e dall’utilizzo di materiali che garantiranno un fabbisogno energetico inferiore del 20% rispetto all’attuale. Sarà possibile avere una capienza di 35000 posti per concerti (la piazza di Udine è leader del nordest), amplificando quindi la multifunzionalità dell’impianto. Un progetto dai costi relativamente contenuti, ma dall’elevato impatto, che avrà anche sulle altre società (non necessariamente grandi) , spingendola a imitarla.
"L’arco dello stadio Friuli si eleva dalla terra ma non tocca il cielo, piega su se stesso, a difesa di chi ci sta sotto. Non un ponte verso le nuvole, ma un guscio a proteggere gli uomini"
Se la Juventus ha dimostrato anticipando tutti che è possibile investire in stadi nuovi senza nessuna legge speciale guadagnandoci lo stesso dal punto di vista sportivo ed economico (27 volte è stato registrato il tutto esaurito, museo con fatturato complessivo di 2 milioni di euro in 6 mesi sono solo alcuni dei dati positivi), merita particolare menzione il secondo grande progetto partito (cantieri al via quest’estate), quello dell’Udinese.
Qui si è partiti da una ristrutturazione dell’esistente, di fatto mantenendo la struttura caratteristica dello stadio (l’arco), riducendo la capienza (25130 da 41000) ma rivoluzionando sia il comfort, sia il concetto di impianto. Parliamo di 25000 posti tutti coperti, con la creazione di Skybox in Tribuna Ovest (a differenza di ora, dove i soli posti coperti sono quelli della Tribuna Ovest), che non si ha difficoltà a pensare che saranno quasi sempre esauriti: 25000 è la capienza giusta per una società che fa 15000 abbonati. Il campo (che sarà riscaldato) sarà avvicinato alle tribune di 11 metri (distanza tribuna ovest 5,5 mt dal campo, curve a 10mt) e saranno ricavati spazi per la fruizione anche extra evento calcistico dello stadio) senza ostacoli visivi; la sostenibilità sarà garantita dal mantenimento della struttura ipogea dello stadio e dall’utilizzo di materiali che garantiranno un fabbisogno energetico inferiore del 20% rispetto all’attuale. Sarà possibile avere una capienza di 35000 posti per concerti (la piazza di Udine è leader del nordest), amplificando quindi la multifunzionalità dell’impianto. Un progetto dai costi relativamente contenuti, ma dall’elevato impatto, che avrà anche sulle altre società (non necessariamente grandi) , spingendola a imitarla.
"L’arco dello stadio Friuli si eleva dalla terra ma non tocca il cielo, piega su se stesso, a difesa di chi ci sta sotto. Non un ponte verso le nuvole, ma un guscio a proteggere gli uomini"
giovedì 1 agosto 2013
Bologna, 2 agosto 1980.
Bologna, 2 agosto 1980.
Puntualmente mi capita di pensare la stessa cosa: è passato un altro anno senza che il velo opaco che copre una serie di eventi storici italiani negli anni del terrorismo inizi a ritirarsi. Terrorismo rosso e nero, servizi segreti deviati, depistaggi governativi, massoneria, interventi degli stati esteri negli affari interni, strategia della tensione, criminalità organizzata: elementi che sembrano storia a sé, ma che è certo che si sono intrecciati tra di loro, creando nodi che i processi e le indagini non hanno mai sciolto fino in fondo. Spesso si è avuta la sensazione che la verità giudiziaria non ha conciso con la verità storica, con pezzi di realtà rimasti sottotraccia.
Piazza della Loggia e Bologna, Italicus e Gioia Tauro, Peteano e Piazza Fontana. Alcuni degli avvenimenti di quel decennio rimangono ferite aperte mai chiuse, di cui Bologna rappresenta un po’ il simbolo: per la sensazione di dolore che pervade da quel corteo tutti gli anni, per la testardaggine dell’Associazione delle Vittime nel chiedere sforzi per fare luce, per chiedere Giustizia, per chiedere un cambio di passo su certi segreti di Stato. Da quest’ultima cosa bisognerebbe partire, visto che ci vorrebbe una volontà politica di affrontare e rivedere le norme sul segreto di Stato; ad oggi, come specificato anche dalla Corte Costituzionale, non c’è sindacato giurisdizionale sull’individuazione delle notizie che possono costituire segreto di Stato. Significa che l’esercizio del potere di controllo è demandato al Parlamento attraverso il Copasir e senza entrare in inutili tecnicismi giuridici pare evidente il rischio di corto circuito e di abuso di tale assetto.
mercoledì 31 luglio 2013
il Decentramento (in)utile dell'Authority dei Trasporti
L’emendamento al decreto Lavoro che prevedeva l’assegnazione a Torino la nascente Authority dei Trasporti è stato giudicato inamissibile per competenza e quindi non è stato votato dall'aula di Palazzo Madama. L’assegnazione decentrata dell’Agenzia è quantomeno un argomento controverso: i proponenti dell’emendamento dicono che Torino ha tutte le competenze per ospitarla (e questo è indubbio) e che non costa nulla perché “La sede dell'Autorità dei Trasporti è definita in un immobile di proprietà demaniale nella città di Torino”. Ora, che questo basti per non essere portatrice di sprechi e inefficienze è tutto da dimostrare: andando a prendere i casi esistenti di sedi decentrate di Agenzie (per l’Energia a Milano e per le Comunicazioni a Napoli) si rischia di affermare subito il contrario, e non è facile immaginarlo pensando comunque che i principali interlocutori di Agenzie di questo tipo (governo, ministeri) rimangono a Roma; tutto questo naturalmente senza arrivare a paragonarla in negativo alle recenti pagliacciate leghiste dei ministeri del Nord a Monza, perché sarebbe eccessivo. Un tema evidenziato a favore del decentramento è poi quello della “distanza dalle burocrazie romane”, che sarebbe utile per i compiti e i poteri di controllo propri di un ente che dovrebbe essere un Agenzia indipendente di regolazione: il criterio di indipendenza a mio parere si ottiene nei fatti e nei comportamenti, non tanto di default con la distanza chilometrica.
lunedì 29 luglio 2013
world master games a torino
Venerdì si aprono a Torino i World Master Games, l’evento sportivo che riguarda atleti over 35. Reduci dalla polemica se organizzarli o meno in tempi di disastrate finanze degli enti locali, la scarsa pubblicità all’evento risulta evidente. Nessun fasto da Torino 2006 ovviamente, ma se pensate allo sforzo organizzativo e al battage pubblicitario che fu dedicato alle Universiadi nel 2007 vi accorgerete delle differenze in negativo.
Sembra addirittura che manca un numero minimo di volontari per gestirle al meglio e la cerimonia di inaugurazione è stata salvata in extremis con l’intervento di qualche sponsor privato.
Il tutto si concentra su Torino (coinvolti solo San Francesco al Campo per il ciclismo su pista, il lago di Candia per cannottaggio, Racconigi per il tiro al volo, il Lago d’Orta per la Vela )
Il tutto è un peccato, se si pensa che l’ultima edizione del 2009 in Australia ha coinvolto quasi 29.000 atleti, da noi sono meno (19000) ma sono sufficienti con la loro presenza per una settimana a produrre ricadute economiche sulla città notevoli: molti alberghi (anche in prima cintura) sono in via di esaurimento. Speriamo di far bella figura.
venerdì 26 luglio 2013
il grigio funzionario di partito e l'evasione
“Esiste una quota di evasione di sopravvivenza, che non si può accettare, ma bisogna combattere con le riforme”
Queste più o meno le parole di Stefano Fassina, il cui comportamento e le cui opinioni da grigio funzionario di partito (De Luca lo chiama il pessimista cosmico) non mi hanno mai entusiasmato. Naturalmente è stato attaccato a testa bassa da esponenti stessi del suo partito.
Come si fa a criticare una fotografia della realtà, per quanto possa non piacere? O crediamo che in un Paese in recessione con una pressione fiscale diretta del 45% l’evasione sia tutta di ricchi furbetti ?
Discutere se è la pressione fiscale insostenibile che porta ad un’ evasione stimata in 140mld di euro all’anno oppure se è l’alta evasione che fa crescere le tasse per chi le paga è come discutere se sia nato prima l’uovo o prima la gallina: non porta a nessuna soluzione.
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